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NELLA STORIA


LA VITA CANONICALE

1. I Canonici Regolari ritornino continuamente, con generoso impegno, alle fonti di ogni vita religiosa; si preoccupino ogni giorno della sequela di cristo, come è proposta nel Vangelo; la studino per attuarla nella vita. Su questa sequela troveranno molti insegnamenti anche nella loro tradizione.

2. Inoltre riflettano profondamente sull’esempio della Chiesa primitiva di Gerusalemme, al quale si sono richiamati S. Agostino e i promotori della riforma del loro Istituto nei secoli XI e XII. Così infatti troviamo scritto negli Atti degli Apostoli: «La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuor solo ed un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. Con grande forza gli Apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande simpatia». (At 4, 23-33)
Questa totale comunanza di beni è detta «Vita Apostolica».

3. Inoltre occorre che prendano in esame le fonti specifiche della loro storia e dei loro ordinamenti, quali le Regole, le Consuetudini, i libri caratteristici dell’Ordine, le Costituzioni, gli Statuti; tra tutti eccelle la Regola di S. Agostino, che l’Ordine dei canonici Regolari adottò nel periodo del suo massimo splendore.

4. La vita canonicale, termine che designa la vita religiosa specifica dell'Ordine, sorse spontaneamente nel seno della Chiesa. Questa infatti, conseguita la pace, vide la necessità che non solo i monaci, che per loro natura erano laici religiosi, ma anche i chierici si sottomettessero alle regole della vita religiosa, la cui pratica avrebbe reso più fecondo il loro ministero pastorale. Secondo le testimonianze di S. Ambrogio, fu Sant'Eusebio (283-371 circa), Vescovo di Vercelli, che in occidente per primo «unì due cose ben distinte fra loro: la continenza, propria del monastero, e l'attività pastorale secondo le esigenze della Chiesa» (Epistola LXIII, 66 e 71: PL 16, 1207 e 1208).

5. Ma fu merito di Sant'Agostino (354-430) l'aver unito in una maniera più felice queste due realtà. Egli, fatto Vescovo d'Ippona, «volle avere con sé, nella casa dell'Episcopio, un monastero di chierici» (Sermone 355, 3 PL 39, 1570).
Ad essi impose la totale rinuncia di ciò che è proprio, l'integrità dei costumi, l'obbedienza umile, e soprattutto la carità, «dolce e salutare vincolo delle anime « (Sermone 350, 3 PL 39, 1534).

6. Nel Medioevo le comunità di chierici che vivevano un tale genere di vita acquistano una fisionomia più precisa. Loro compito proprio era l'Ufficio corale nelle chiese di maggior importanza con l'osservanza di una certa forma di vita religiosa. Questi chierici, con un vocabolo già in uso venivano chiamati «Canonici». S. Egberto, Vescovo di York, spiega così questo nome: «Si chiamano canoni le regole stabilite dai santi Padri. In esse si prescrive come devono vivere i Canonici, cioè i chierici regolari» (Excerptiones, Praefatio PL 89, 379).
S. Crodegango (712-766), Vescovo di Metz, compose per i Canonici della sua cattedrale una regola che ha avuto una grande importanza per il loro Istituto. Ad essa seguì la diffusissima regola dei Canonici d'Asquisgrana, promulgata nell'anno 816.

7. Nel secolo XI, per opera soprattutto di Ildebrando (1020/25-1085 circa), che fu poi Papa con il nome di Gregorio VII, l'Istituto dei Canonici Regolari si rinnovò ed ebbe nuovo vigore. Il rinnovamento ottenne la sua sanzione nel Concilio Lateranense del 1059, nel quale la Sede Apostolica per la prima volta riconobbe in modo ufficiale e approvò la vita religiosa dei chierici, già introdotta da Vescovi e da altre personalità del mondo cristiano. Da allora, l'Ordine dei Canonici Regolari di Sant'Agostino, secondo la denominazione del tempo, ebbe un grande incremento. Infatti esso riformò Capitoli di cattedrali o collegiate già esistenti, fondò moltissime nuove comunità indicate con vari nomi (prepositure, abbazie, priorati, monasteri, canoniche), alle quali generalmente era affidato anche il ministero parrocchiale. Inoltre c'erano gli ospizi, nei quali la vita canonicale includeva pure l'assistenza curativa ai pellegrini, agli ammalati e agli altri infelici. Queste comunità si riunirono spesso in sodalizi o in Congregazioni.
Tra le comunità più importanti va ricordata l'abbazia di S.Vittore fondata a Parigi nel 1108, famosa per la vita liturgico-pastorale e per la sua spiritualità. È necessario inoltre ricordare l'abbazia di St. Maurice, l'ospizio del Gran S. Bernardo, e le Canoniche austriache, che già dal Medioevo si erano consacrate alla lode di Dio, al ministero parrocchiale, alle opere di carità e di ospitalità e alla formazione intellettuale.

8. Con il passar del tempo, sorsero nell'Ordine aulenti -che Congregazioni Canonicali, rette da un Superiore Maggiore, le quali infusero nuova vitalità all'Ordine. Tra esse la Congregazione di Windesheim diffuse con profitto generale, una particolare dottrina spirituale, chiamata «Devotio moderna», e la Congregazione di S. Giorgio in Alga, che con analoghi insegnamenti promosse la vita spirituale per opera di S. Lorenzo Giustiniani (1381-1455), suo superiore generale e poi Patriarca di Venezia.
Parimenti nei secoli XV e XVI la Congregazione del Salvatore Lateranense arricchì ed incrementò l'Ordine con una sua teologia ascetica e con la sua attività intellettuale. Nei secoli XVII e XVIII la Congregazione francese o di S. Genoveffa, e la Congregazione del Nostro Salvatore fondata da S. Pietro Fourier (1566-1640), unirono con nuovo vigore la vita religiosa all'attività pastorale.
Nel secolo XIX infine, Adriano Gréa (1828-1917), fondatore della Congregazione dell'Immacolata Concezione, accentuò i motivi ecclesiologici della vita canonicale.

9. I Canonici Regolari già nel Medioevo si occuparono dell'attività missionaria; S. Vicelino (1090-1154 circa) tra gli Slavi della Germania settentrionale, e poi il suo discepolo Meinhardo (+1196) tra le popolazioni della Livonia. All'inizio del secolo XVI i Canonici per mezzo della Congregazione Portoghese di S. Giovanni evangelista recarono l'annuncio della salvezza nel Congo, nell'Etiopia e in India. Infine dal secolo XIX in poi essi si assunsero questo ministero d'evangelizzazione in maniera definitiva.

10. Nel medesimo tempo anche l'educazione della gioventù, nella quale si erano già impegnati nel passato, come avevano fatto i Canonici di S. Vittore, divenne un loro obiettivo sempre più impegnativo.

11. Già da tempo, varie comunità e centri dell'Ordine usavano contrarre legami più intimi fra loro attraverso Confederazioni e Aggregazioni.
Nel 1959, nella ricorrenza del IX centenario del Concilio Lateranense fu costituita ufficialmente con la lettera Apostolica «Caritàtis Unitas» di Giovanni XXIII (1881-J963), la Confederazione dei Canonici Regolari di S. Agostino. Le Congregazioni che allora formavano l'Ordine, pur conservando ognuna la propria completa autonomia, Conclusero «un patto di carità», il cui fine, secondo la lette-fa Apostolica, e «una loro unione più intima attraverso il vincolo della carità, l'incremento dell'intero Ordine e l'aiuto reciproco, soprattutto per ciò che riguarda la parte spirituale, l'istruzione della gioventù e la formazione intellettuale».

12. Secondo lo spirito del Concilio Ecumenico Vaticano II, i Canonici Regolari s'impegnano a rinnovare la loro vita ad adeguarsi alle necessità attuali, in particolare nel campo del ministero sacro.

13. La Regola di S. Agostino, gli altri suoi scritti (in particolare i sermoni 355 e 356: PL 39), siano per essi fonte di continuo rinnovamento spirituale. La Regola, anche se contiene espressioni che trovano la loro spiegazione nelle usanze e nei costumi di un'epoca lontana, in teoria e in pratica è una norma perenne e immutabile di vita canonicale. In questo libretto ognuno è invitato a rimirare se stesso come in uno specchio.

14. La Regola è resa più concreta dalle Costituzioni, approvate dalla somma autorità della Chiesa, che contengono norme specifiche suggerite dalle esigenze contingenti dei tempi, ma fedeli allo spirito dell'Ordine.

(dalla dichiarazione della Confederazione dei Canonici Regolari di Sant'Agostino)

Legenda PL = Patrologia Latina
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