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LITURGIA


III - IL MINISTERO

19.
I Canonici Regolari, impegnati - secondo la natura dell'Ordine - nel servizio della Chiesa, consacrino le loro energie al bene delle Chiese particolari loro affidate, delle Chiese locali o diocesane e della Chiesa universale.

20.
Come risulta dalla vita che conducevano i chierici nel monastero d'Ippona e da molti altri illustri esempi, essi, secondo lo scopo originario del loro Istituto, sono par-ticolarmente legati alle Chiese locali. Per questo si impegnino con tutte le loro forze affinchè esse eccellino per la loro vitalità spirituale.

21. Svolgendo il ministero nelle Diocesi, con sincera carità collaborino con i Vescovi e ne seguano diligentemente le direttive.

22.
Inoltre condividano lo zelo della sacra gerarchia per la salvezza del mondo intero e, particolarmente in quanto membri della Confederazione che va al di là dei confini regionali e nazionali, cerchino di conoscere le necessità della Chiesa Universale, e di venirvi incontro secondo le proprie possibilità.

23.
Il servizio dei Canonici Regolari è soprattutto sacerdotale. Perciò, come dice S. Tommaso d'Aquino, «il loro Ordine ha diretta relazione con i divini misteri» (II-II; q. 189, a8, ad 2). Ora la liturgia, alla quale si dedicano, «è il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, insieme la fonte da cui promana tutta la sua virtù» (SC 10). Perciò è loro ufficio e dovere nutrire il popolo con la Parola di Dio, pregare e offrire il sacrificio eucaristico per esso.

24.
Cristo «continua il suo ufficio sacerdotale per mezzo della sua Chiesa, che loda il Signore incessantemente e intercede per la salvezza del mondo intero non solo con la celebrazione dell'Eucarestia, ma anche in altri modi, specialmente con l'Ufficio divino» (SC 83).
Le comunità canonicali abbiano quindi in sommo onore l'Ufficio divino e lo celebrino con cura particolare, ricordando che, nel lodare Dio, «stanno davanti al trono di Dio in nome della Madre Chiesa» (SC 85).
Con ogni sforzo, nelle loro chiese, favoriscano la partecipazione attiva del popolo di Dio al sacrificio Eucaristico e al Divino Ufficio.

25.
«È compito del Pastore scoprire le fonti nascoste e dare alle pecore assetate l'acqua pura e sana» (S. Agostino: Sermone 128, 5 PL 38; 716). Poiché il ministero pastorale nella Chiesa è multiforme, le varie famiglie canonicali possono avere diversi impegni pastorali: la scrupolosa celebrazione della sacra Liturgia, il servizio delle parrocchie e ultre forme di apostolato, l'evangelizzazione nelle missioni fra gli indigeni, l'educazione e l'istruzione dei giovani, l'esercizio della carità, la formazione umana e cristiana.

26.
Le famiglie canonicali sono al servizio della Chiesa con il loro ministero pastorale, innanzitutto in quanto comunità,di chierici. Perciò intraprendono le attività più Consone a simili comunità, perché sono convinti di poterle assolvere meglio con la collaborazione di tutti i confratelli.

27.
A tale scopo sono pure necessari gli uffici che vanno Incontro alle varie necessità della comunità. Difatti coloro che li disimpegnano, anche se non sono sacerdoti, come i Confratelli cooperatori, sono di grande aiuto, in quanto rendono possibile alle comunità l'attuazione delle varie iniziative. In tal modo essi compiono un autentico servizio e partecipano con la loro opera all'apostolato di tutta la comunità.

28.
Cosi i Canonici Regolari, se saranno docili allo spirito di Cristo, progrediranno nella perfezione della vita canonicale e con le loro azioni quotidiane e con tutto il loro ministero (PO 12).

(dalla dichiarazione della Confederazione dei Canonici Regolari di Sant'Agostino)

Legenda PL = Patrologia Latina
PO = Decreto conciliare Presbyterorum Ordinis
SC = Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium
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