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S. AGNESE - ROMA


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ORARI DELLE MESSE

luglio - agosto - settembre feriale: 8 -19
festivo: 8 - 10 - 11:30 - 19
ottobre - giugno feriale: 8 - 9:30 - 19
festivo: 8 - 10 - 11 - 12 - 19

ORARI CATACOMBE E MAUSOLEO DI COSTANZA

Apertura: 9 - 12 / 16 - 18
Chiusura: Domeniche e festivi al mattino Lunedì pomeriggio
Visite guidate alle catacombe biglietto: Intero 5 € - Ridotti 3€
Qualsiasi chiusura, dovuta a restauri, è indipendente dalla responsabilità della Parrocchia.

LA PARROCCHIA DI S. AGNESE FUORI LE MURA
di Valentina Luciani

La parrocchia di S. Agnese è situata sulla via Nomentana, strada consolare, di origine romana, che conduceva alla città di Nomentum (odierna Mentana). Appena varcato l'ingresso principale, il caos cittadino è ormai alle spalle. La prima impressione che si riceve, infatti, è quella di clalarsi in una realtà senza tempo, una vera sorgente di pace e di tranquillità. tale piacevole percezione, si amplifica inoltrandosi nel complesso.

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Tutte le realtà monumentali in cui esso si articola, sono state erette fra la metà del IV e il VII secolo, in onore della martire Agnese, fanciulla romana che subì il martirio all'età di 12 anni e che fu tumulata nell'omonima catacomba sottostante. Le sue reliquie, oggi, riposano nella cripta, al di sotto dell'altare.
Percorrendo il profondo scalone, si accede alla basilica, vero gioiello dell'architettura paleocristiana, costruita per volontà di Papa Onorio I (625-638); la silenziosa penombra della chiesa che accoglie i visitatori, viene, subito, diradata se si volge lo sguardo al rilucente catino absidale, ove, dallo sfondo aureo del mosaico, emerge proprio la figura di Agnese, ieratica e dolce al tempo stesso. Uscendo nel giardino, si sale versoS.Costanza, monumento che ci impone di fare un passo insietro fino al IV secolo d.C.; l'edificio, infatti, che nel medioevo fu trasformato in chiesa, in origine venne concepito come prestigioso sepolcro di Costanza, figlia dell'imperatore Costantino, legata a S. Agnese da una profonda devozione. Non si può che restare ammirati passeggiando nel mausoleo, uno scrigno di semplici mattoni che racchiude, al suo interno, alcuni fra i più preziosi mosaici che l'età tardoantica ci ha lasciato in eredità.

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La "passeggiata archeologica" si conclude accanto a S. Costanza, visitando i resti della basilica costantiniana. Quelli che, dapprima, possono sembrare gli avanzi di un circo romano, in realtà, sono quel che sopravvive della più antica chiesa di S. Agnese, edificata fra il 337 e il 350 d.C.; la singolare pianta dell'edificio, a forma di circo, fu scelta dagli antichi cristiani al fine di perpetuare la memoria del circo stesso, il luogo in cui, tante volte, si consumò il sacrificio estremo dei martiri.
Ora è tempo di tuffarsi nuovamente nel traffico e nella confusione della città moderna. A malincuore, certo, ma con la consapevolezza di aver percorso un itinerario, storico e spirituale, di straordinario valore, lo stesso che migliaia di pellegrini, da ogni dove, hanno fatto per secoli e ancora oggi continuano a fare.
LA BENEDIZIONE DEGLI AGNELLI
di d Franco Bergamin
Il 21 gennaio si celebra la solennità di S. Agnese, compatrona di Roma, nella basilica a lei dedicata sorta sull'area catacombale dove si conserva il corpo. In occasione della festa, in una Messa solenne del mattino, vengono posti sull'altare, che sorge sopra la tomba della martire, due agnellini coronati, uno di fiori bianchi per sottolineare la verginità della santa, l'altro di fiori rossi che ne ricordano il martirio, e benedetti dall'Abate Generale dei Canonici Regolari Lateranensi. Gli agnellini, donati dai monaci Trappisti delle Tre Fontane e "adornati" dalle suore della Sacra Famiglia di nazareth, arrivano a S. Agnese per la benedizione accompagnati da due canonici della arcibasilica di S. Giovanni in Laterano, successivamente sono presentati al papa come atto di fedeltà del Laterano al Sommo Pontefice per cocludere il loro pellegrinaggio presso il monastero delle benedettine di S. Cecilia, che provvedono a confezionare i pallii che il Papa indossa in ogni celebrazione e che impone agli arcivescovi Metropoliti il 29 giugno.
agnese2.gifL'usanza della tradizionale benedizione si fa risalire al IV secolo, ai tempi di Costanza, figlia dell'imperatore Costantino. Agnese è la prima santa a cui viene attibuito un caratteristico simbolo iconografico, che permette di identificarla nelle raffigurazioni: viene generalmente rappresentata come una giovane donna con un agnello in braccio o ai piedi e con le palme del martirio. L'agnello deriva dall'assonanza con il suo nome, che significa "pura", "casta".
LE CATACOMBE
agnese1.gifAl di sotto del prestigioso complesso, si snoda una fitta rete di gallerie scavate nel tufo. Si tratta del cimitero paleocristuano, ove, nella matà del III secolo d.C. fu tumulata la piccola Agnese. La catacomba costituisce la più antica testimonianza archeologica della zona ed è abitualmente frequentatada numerosi visitatori; nel suggestivo itinerario, si cammina attraverso i cunicoli, luogo i quali si aprono le sepolture più povere, i cosiddetti loculi, le ricche tombe monumentali, dette arcosolia, e le cappelle di famiglia, in antico denominate cubicula. Lungo il percorso è possibile sostare per leggere le iscrizioni funerarie degli antichi cristiani, talvolta iscritte in un latino stentato e in una grafia incerta, ma prprio per quello ancor più commoventi.
L'atmosfera che pervade lo spazio sotterraneo richiama alla mente i valori che animarono la prima comunità cristiana, tutta incentrata sulla semplicità e sulla fratellanza, che si doveva dimostrare anche nel momento del trapasso. Furono proprio gli antichi cristiani, infatti, a chiamare il giorno della morte dies natalis, vedendo in esso il "compleanno al cielo"; essi, inoltre, definirono il luogo della sepolyura coemeterium, ovvero "dormitorio" ove attendere con fiduciosa serenità, la rinascita alla vita eterna.
INFORMAZIONI STORICHE
Il complesso monumentale di S. Agnese comprende l’omonima basilica, detta onoriana, il Mausoleo di Costanza e la casa canonica. Del medesimo complesso fanno parte anche il cimitero paleocristiano e le grandiose rovine della basilica costantiniana. La basilica costantiniana di S. Agnese fu costruita per interessamento e a spese di Costantina o Costanza figlia di Costantino Magno, presso il luogo dove venne sepolta la martire Agnese. L’epoca della costruzione di questo edificio sacro, di cui rimangono tuttora gli imponenti ruderi del semicerchio (m. 17 di altezza al punto culminante), va ricercata tra il 337 e il 350, anni in cui costanza visse a Roma. La basilica misurava m. 98,30 di lunghezza e m. 40,30 di larghezza. All’inizio del VII secolo tale edificio era in rovina e il sacello ad corpus, troppo piccolo, non poteva soddisfare da solo alle necessità del culto. Il sacello di cui si parla è la prima sistemazione della tomba della martire Agnese, decapitata probabilmente all’inizio del IV secolo nello stadio di Domiziano (attuale piazza Navona). Sulla tomba eretta al tempo della grande basilica costantiniana, venne costruita una piccola cappella con un altare sopra la tomba stessa. Papa Onorio I (625-638) pensò di sostituire i due precedenti edifici con uno nuovo e più adatto. La sua opera apparve ai contemporanei splendente di marmi, metalli e mosaici. Si può ancora ammirare il mosaico dell’abside che raffigura Agnese tra i Papa Onorio I nell’atto di consegnare alla Santa il modello della nuova chiesa e probabilmente Papa Simmaco (498-514), l’ultimo restauratore della basilica costantiniana. La costruzione onoriana riuscì infatti un autentico gioiello architettonico. Oggi la si può ammirare guardando le strutture originali esterne, nuovamente visibili dopo il restauro eseguito negli anni 1956-1958, e il suggestivo interno bizantineggiante. Dopo Onorio I, la basilica fu restaurata più volte. All’interno domina la struttura dell’altare maggiore che fu fatto rifare da Paolo V all’inizio del XVIII secolo. L’altare che è in blocco massiccio, coperto da una lastra di porfido e ornato tutt’intorno da un intarsio di pietre e marmi preziosi, è ricoperto da un ciborio sostenuto da quattro colonne di porfido ed è stato costruito in modo da ricoprire totalmente il luogo della sepoltura della santa, le cui ossa sono state deposte in un reliquiario d’argento per volontà di Paolo V sin dal 1621. Il campanile è composto da due opere murarie sovrapposte una a forma di torre tozza del secolo XII-XIII e l’altra fatta costruire dal cardinale Giuliano Della Rovere intorno alla metà del XV secolo. I recenti restauri (1959-60, 1972-73) hanno ridato le linee originali. La salma della piccola e giovane Martire fu tumulata in una galleria o in ipogeo del cimitero paleocristiano, successivamente intitolato al suo nome. Nel corso del secolo IV, in talune sue zone vi erano tre piani di gallerie, che la costruzione del sacello ad corpus e poi della basilica onoriana sconvolsero ostruendone gli accesi principali. Solo gli scavi e lo sterro degli anni 1865-1866, e del 1869 hanno fortuitamente riscoperto le gallerie cimiteriali dopo secoli di disinteresse e abbandono totale. Al termine si poté constatare che dell’antico cimitero paleocristiano rimanevano, tuttora visibili, tre grandi aree, la più antica delle quali può risalire alla fine del II o all’inizio del III secolo; la più recente, del sec. IV-V, è quella che termina al mausoleo di Costanza. Tale costruzione, monumento di primaria importanza per la storia dell’architettura tardo-romana, sembra si debba assegnare alla metà del secolo IV. Costanza, di cui già conosciamo la figura, manifesta chiaramente così il desiderio di porre le sue ceneri sotto la protezione della Santa. Il Mausoleo è a pianta circolare, all’interno come all’esterno ha un diametro di 22,50 metri. All’interno il vano centrale è cinto da un deambulatorio su colonne binate disposte in profondità e sorreggono le arcate che sostengono il tamburo della cupola emisferica. La volta del deambulatorio è ornata di preziosissimi mosaici del IV secolo, rappresentanti scene di vendemmia e motivi bacchici. La canonica è abitata sin dal 1489 dai Canonici regolari. In un primo tempo da quelli della Congregazione del SS. Salvatore di Bologna, detta Renana, che si è unita successivamente alla Lateranense il 28 giugno 1823. In antecedenza, dal secolo V, sorgeva un monastero che fu abitato, in tempi diversi, da monaci e da monache sino al 1480, anno in cui furono sostituite dai religiosi di S. Ambrogio di Milano e surrogati a loro volta da Innocenzo VIII con i Canonici Regolari. Il 16 ottobre 1708 sorgeva la parrocchia di S. Agnese, il cui territorio vastissimo, era costituito da ville, vigne, poderi con casali dispersi e piccoli agglomerati di abitazioni, con zone malariche scarsamente popolate. Oggi, su questo territorio sono state istituite altre 26 parrocchie. Gli edifici canonicali parrocchiali che formano la casa sono quattro: la casina, una costruzione del secolo ed ora adibita a sale per il catechismo; la canonica detta di Pio IX perché voluta dal Papa stesso e già in funzione nel 1856 ma rifatta conservando parte dei muri perimetrali in buono stato del monastero del XIII secolo, con affreschi del XIII, del XIV e del XV secolo; il braccio dell’antico monastero sul lato Nord del cortile e una Torre medievale attigua, massiccia costruzione quadrata e merlata che fu posta a difesa della basilica; la vecchia canonica fatta costruire dal Cardinale Giuliano Della Rovere nell’ultimo ventennio del XV secolo. La festa di S. Agnese è celebrata annualmente il 21 gennaio e secondo un’antica usanza della metà del XV secolo, durante il solenne pontificale vengono benedetti due agnellini bianchi, i quali forniranno la lana che servirò per confezionare i sacri palli, insegna liturgica d’onore e di giurisdizione riservata al Papa e agli arcivescovi metropoliti. È tradizione anche che sia l’Abate Generale dei Canonici Regolari Lateranensi a presiedere a tale celebrazione. Da ultimo è da ricordare che il territorio parrocchiale è abitato da circa 3.800 famiglie, per una popolazione complessiva di diecimila persone.