S. MARIA DI PIEDIGROTTA - NAPOLI
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| S MARIA DI PIEDIGROTTA di Gabriele Pauletto |
La chiesa di Piedigrotta ha origini lontane che risalgono all'ottavo sec. d.C. La devozione e l'afflusso di pescatori e devoti fece nascere tra l'VIII e il IX sec. l'esigenza di erigere una chiesa alle falde della collina di Posillipo. Il primo documento che attesta l'esistenza, in questo luogo, di una chiesa con annesso"ospedale" per l'assistenza ai poveri risale al 1207. L'importanza e il culto erano tali che il Petrarca e il Boccaccio ne parlano già alla metà del XIV sec. per averla visitata.Durante il regno di Alfonso d'Aragona, dopo la venuta a Napoli dei canonici Regolari Lateranensi che l'ebbero in consegna, proprio nel centenario della nuova ricostruzione avvenuta nel 1353, fu costruito il monastero e il chiostro quattrocentesco decorato con colonne di marmo greco e capitelli impreziositi da stemmi aragonesi (1466). Nella prima metà del '500 l'edificio di culto si abbellì di forme rinascimentali. Avvenne in questo tempo il ribaltamento della pianta della chiesa e quindi o spostamento dell'ingresso verso la città in relazione al nuovo sviluppo residenziale lungo la zona di Chiaia. ![]() Altri lavori importanti poi nell'ottocento per volere di ferdinando I e II di Borbone. L'edificio fu arricchito da decorazioni a stucco lungo la navata e fu completato da una facciata - opera di Enrico Alvino - culminante in un frontone con un timpano in cui è inserito un bassorilievo raffigurante la Madonna di Piedigrotta tra Alfonso d'aragona, S. Agostino e Papa Nicolò V. Agli inizi del '900 risalgono il trono marmoreo contenente la preziosa statua lignea della Vergine col Bambino, opera dell scuola di Tino di Camaino, scultore toscano operante a napoli nella prima metà del XIV sec. Gli ultimi restauri che hanno interessato la basilica risalgono al 1993. E' stata trasformata la zona absidale e l'alatare ligneo è stato sostituito da uno fisso di marmo bianco e rosso rivolto verso l'assemblea, metre il precedente altare maggiore marmoreo, posto alle spalle, è divenuto sede e supporto del ciborio eucaristico, opera in bronzo dorato e pietre dure di inizio '700. Nel 2000 in occasione del grande giubileo, la basilica e il campanile sono stati tinteggiati completamente e consolidate le strutture. dal 1912 la Basilica-Santuario è divenuta la prima parrocchia a Napoli affidata alle cure pastorali di una famiglia religiosa. |
| LA LEGGENDA DELLA SCARPETTA di Benedetto Casillo |
Una volta il mare arrivava fino alle porte della nostra chiesa. Qui c'era un sagrestano di nome Bernardino, vicchiarello, piccerillo, devotissimo della Madonna. La leggenda racconta che una sera, il mare in tempesta, Bernardino durante il suo solito goro notturno di perlustrazione, affacciandosi nello scarabattolo della Madonna, non trovò la statua al suo posto. Immediatamente pensò ad un furto sactilego. Poi, all'improvviso, la tempesta cessò, le porte della chiesa si spalancarono, ed in un fascio di luce sfolgorante comparva la Madonna con il mantello tutto bagnato. "Dove sei stata?", le chiese Bernardino, comunicandole tutta la sua apprensione. E la Madonna, togliendosi una scarpetta dalla quale cadde sabbia di mare, gli disse che era stata a salvare dei marinai che stavano affondando co la loro nave. Bernardino corse a raccontare l'accaduto all'abate che, naturalemnte , non gli credette. Ma poi scesa a controllare pure lui, e si accorse che la Madonna era sì al suo posto, ma aveva il matello bagnato, e che ai piei le mancava una scarpetta. Allora si precipitò per le scale, chiamando ad alta voce beranrdino. ma Bernardino non rispondeva. E, quando spalancò la porta della cameretta del sagrestano, qeusti era disteso sul suo lettino. Con il viso sereno, e con un sorriso sulle labbra. sembrava che dormisse. Invece era morto. Aveve araggiunto la sua sublimazione spirituale, e arrivando a parlare a tu per tu con la divinità, era salito in cielo, accanto a quella Madonnina, cui era stato tanto affezionato in terra. Da questa leggenda nacque poi una delicata tradizione tutta napoletana. Le ragazze, che dovevano prendere amrito, venivano in chiesa, a chiedere grazia per un buon matrimonio. E, come voto, offrivano appunto una scarpetta. Chi d'oro, chi d'argento, chi di stoffa. A seconda delle condizioni economiche. La Madonna certamente non stava a guardare di che materiale era fatta la scarpetta. A Lei interessava la purezza del cuore e la sincerità della fede. Come sincero e spontaneo era il saluto che una volta riecheggiava per tutte le strade di Napoli. "A Madonna t'accumpagna!" |
| SERENATA ALLA MADONNA di Benedetto Casillo |
Quella di Piedigrotta è stata, senza dubbio, una tra le feste popolari più belle e antiche al mondo. Forte il sentimento religioso, profonda devozione alla Madonna, semplicemente spettacolare con i carri allegorici, i fuochi (a mare), le canzoni scritte per l'occazione. Solenne ed emozionante la processione a mare della satua della Vergina, che si rinnova ogni 50 anni. Famose sono le "Piedigrotte" degli anni "sessanta". Poi un lungo ed inesorabile declino, fino alla scomparsa datata inizi anni "ottanta". Un oblio amaro e malinconico. Ma un ricordo sempre vivo tra la gente, e particolarmente tra i fedeli del quartire di Chiaia. Lucido e appassionato il racconto degli anziani della zona, Leggende, fatterielli, persone e personaggi familiari in tutte le case di Mergellina. E prorpio da questa partecipazione accalorata della gente prese spunto l'idea di far rivivere almeno all'iterno della chiesa di Piedigrotta lo spirito e le atmosfere che da sempre caratterizzavano l'antica Festa.. Le tradizionali voci, il volo dei cardellini, le struggenti litanie, il Rosario in napoletano, l'omaggio dei pesactori, la leggenda della scarpetta. Un canto, un inno, una serenata in onore della Madonna celeste. nacque così, spontaneamente, "Serenata alla Madonna". Era il 1983. Da poco don Giuseppe Cipolloni era stato nominato nuovo parroco. Il suo entusiasmo, le mie ricerche, la collaborazione di Mario maglione, di attori e cantanti, la spinta incessante della gente, finalmente trovarono corpo e naima in una "sacra" rappresentazione di arte e fede. Una "preghiera laica" che coinvolgeva e affascinava. Fuori dalla chiesa ancora buoi e silenzio,ma dentro tornava a palpitare un antico fervore popolare. Gli anziani, i vecchi del quartire avevano gli occhi rigonfi di lacrime di gioia. I bambini i loro occhi sgranavano davanti a immagini non rintracciabili su televisori e videogiochi. Favole animate da persone vere, dai sentimenti ingenui e puri. Da allora, ogni 10 settembre, sempre più numerosi ci si ritrova ai piedi della Madonna, come quando si va a fare visita a un acro parente. La chiesa è affollatissima. L'emozione è palpabile. Il tempo passa in fretta. E ogni volta si rinsalda la speranza che presto da "Serenata alla Madonna" possa riprendere nuovamente slancio quella Piedigrotta che era orgoglio e simbolo di un popolo e di una città. |
INFORMAZIONI STORICHE |
La chiesa di S. Maria di Piedigrotta sarebbe stata costruita nei pressi di un antico tempio di Priapo. Il primitivo culto avrebbe portato il nome di S. Maria dell’Idria, ma sarebbe stata sostituita presto da una chiesa dedicata all’Annunciazione di Maria di Piedigrotta, il cui documento più antico risale alla fine del XII. La festa folkloristica risale secondo alcuni a quest’epoca. Nel 1205 si conosce già un abate Giovanni Finga, rettore della chiesa di Piedigrotta ove nel 1207 furono poste momentaneamente le reliquie dei martiri cumani. Questa chiesa primitiva di cui non si conoscono le origini, era posta sulla collina di Posillipo e fu oggetto di devozione dei pescatori e mariani della zona. Presso la chiesa aveva sede una congrega di sacerdoti assetti al culto sotto la direzione di un abate secolare che reggeva anche un annesso ospedale che esisteva ancora all’inizio del secolo XIV. La chiesa stessa era molto rovinata alla fine del secolo XIII ma ancora nella devozione dle popolo all’inizio del secolo seguente come attestano Boccaccio e Petrarca; anzi venne in grande rinomanza perché eletta a santuario reale degli Angioni, dalla regina Giovanna I d’Angiò che come rettore vi aveva il suo segretario Marino Brancaccio. Nel 1343 la chiesetta primitiva fu del tutto distrutta da una bufera di mare o maremoto che il Tetrarca ricorda come cataclisma cittadino. La regina promise che avrebbe ricostruita la chiesa. Ciò avvenne dieci anni dopo ad opera del solerte suo segretario Brancaccio cui si deve anche la nuova immagine in legno del secolo stesso (1320?). questa venne messa nella nuova chiesa che fu costruita ai piè della grotta con l’ingresso verso la bocca della grotta che portava a Pozzuoli. Era in stile gotico e circa metà dell’attuale. La regina fu generosa con essa poiché aveva molti delitti da farsi perdonare. Scacciati gli Angioni, Alfonso d’Aragona abolì la commenda sulla canonica di Piedigrotta e dette il monastero iniziale da lui fondato e la chiesa ai Canonici Regolari Lateranensi di cui era amico tramite D. Timoteo Maffei. I Canonici vennero a Napoli nel 1453 e, poiché la chiesa non aveva più alcuna rendita, le fu unita quella di S. Pietro ad Aram con relative rendite che erano godute dal commendatario Arcivescovo di Napoli, Rainaldo Piscinelli. In attesa che questi morisse, il Re si offrì di mantenere a sue spese i canonici di Piedigrotta cui si unirono due anni dopo quelli sfrattati da S. Giovanni in Laterano dopo la loro cacciata del 1455 alla morte di Nicolò V. nel 1466 la canonica di Piedigrotta venne divisa dall’amministrazione di S. Pietro ad Aram che era stata un’antica abbazia dei Canoni Regolari Vittorini. Con i Lateranensi il Santuario di Piedigrotta divenne rinomato e famosa la festa titolare dedicata alla Natività di Maria. Divenuta troppo piccola la chiesa, i canonici, diroccata quasi tutta la chiesa angioina, ricostruirono il tempio nell’ampiezza attuale ed ingrandirono il monastero. Vincenzo Galeotta, lateranense e poi vescovo di Squillace, nel 1507 lasciò beni al monastero per la costruzione della chiesa; altri ne lasciò nel 1520, tanto che venne chiamato dai confratelli fondatore della nuova chiesa. Finalmente verso la metà del secolo XVI si cominciò a costruire la chiesa del priore D. Paolo Oliati da Lodi che fu priore fino al 1558 per poter finire l’opera: parte delle strutture murarie della vecchia chiesa rimasero nella nuova che pare fosse terminata nel 1560: era a croce greca con l’ingresso verso il monte, proprio come l’antica chiesa. Nei primi anni del seicento la porta venne aperta dalla porte opposta verso la città con altri importanti lavori di rifinitura. È di quest’epoca il modesto campanile costruito sopra la cappella di S. Anna. Verso il 1570 i canonici ingrandirono il monastero, benché non si possa stabilire con certezza quando fu ricostruito il secondo chiostro sovrapposto a quello quattrocentesco. Dopo i lavori di rifinitura all’inizio del seicento, l’abate Don Prospero panaci all’inizio del ‘700 rifece l’altare maggiore con l’edicola della Madonna. L’abate Positano terminò di imbarocchire tuta la chiesa secondo l’uso del secolo. Piedigrotta era divenuta abbazia nel 1649. Nel 1799 nella soppressione degli ordini religiosi, i canonici riuscirono a salvare il loro istituto e la canonica di Piedigrotta versando al Generale Rey 250 ducati. Nel 1809 i lateranensi perdettero tutti i loro beni, salvando però sotto le sembianze secolari la Congregazione. Piedigrotta divenne l’unica sede di questa ed un Superiore Maggiore vi risedette finché nel 1829 con l’unione alla Congregazione sorella del SS. Salvatore di Bologna, i Lateranensi di Napoli videro tempi migliori e nel 1853 festeggiarono con solennità il V centenario della loro venuta a Napoli ed inaugurarono i restauri generali del santuario e del monastero che innalzarono di un altro piano per il collegio annessovi. Nel 1865 ebbe esecuzione la soppressione dei beni da parte del governo savoiardo e la canonica perdette ogni possibilità di esistenza. La comunità venne sciolta ed una parte di canonici fu secolarizzata, un’altra venne deportata a Torre del Greco. Dopo solo cinque anni l’abate Zola riunì la comunità come poté in abitazioni di fortuna finché il can. Pucci non edificò alcune stanze sopra la chiesa nel 1911; la chiesa venne creta parrocchia dal Card. Pisco, mentre negli anni 1928-30 venne ripristinata la chiesa e riportata alla grandezza del secolo XVI, dopo essere stata rimpicciolita nel 1824. Venne ricostruito l’attuale altar maggiore e il pulpito, ma la comunità rimase limitata fino ad oggi a pochi canonici. Attualmente sono state apportate alcune importanti modifiche al presbiterio e al fonte battesimale curate dall’Architetto Eugenio Abruzzini. |







Una volta il mare arrivava fino alle porte della nostra chiesa. Qui c'era un sagrestano di nome Bernardino, vicchiarello, piccerillo, devotissimo della Madonna. La leggenda racconta che una sera, il mare in tempesta, Bernardino durante il suo solito goro notturno di perlustrazione, affacciandosi nello scarabattolo della Madonna, non trovò la statua al suo posto. Immediatamente pensò ad un furto sactilego. Poi, all'improvviso, la tempesta cessò, le porte della chiesa si spalancarono, ed in un fascio di luce sfolgorante comparva la Madonna con il mantello tutto bagnato. "Dove sei stata?", le chiese Bernardino, comunicandole tutta la sua apprensione. E la Madonna, togliendosi una scarpetta dalla quale cadde sabbia di mare, gli disse che era stata a salvare dei marinai che stavano affondando co la loro nave. Bernardino corse a raccontare l'accaduto all'abate che, naturalemnte , non gli credette. Ma poi scesa a controllare pure lui, e si accorse che la Madonna era sì al suo posto, ma aveva il matello bagnato, e che ai piei le mancava una scarpetta. Allora si precipitò per le scale, chiamando ad alta voce beranrdino. ma Bernardino non rispondeva. E, quando spalancò la porta della cameretta del sagrestano, qeusti era disteso sul suo lettino. Con il viso sereno, e con un sorriso sulle labbra. sembrava che dormisse. Invece era morto. Aveve araggiunto la sua sublimazione spirituale, e arrivando a parlare a tu per tu con la divinità, era salito in cielo, accanto a quella Madonnina, cui era stato tanto affezionato in terra. Da questa leggenda nacque poi una delicata tradizione tutta napoletana. Le ragazze, che dovevano prendere amrito, venivano in chiesa, a chiedere grazia per un buon matrimonio. E, come voto, offrivano appunto una scarpetta. Chi d'oro, chi d'argento, chi di stoffa. A seconda delle condizioni economiche. La Madonna certamente non stava a guardare di che materiale era fatta la scarpetta. A Lei interessava la purezza del cuore e la sincerità della fede. Come sincero e spontaneo era il saluto che una volta riecheggiava per tutte le strade di Napoli. "A Madonna t'accumpagna!"

